Come aumentare il testosterone naturalmente 2017

1 Introduzione

Il testosterone, come già dibattuto e descritto da innumerevoli articoli a tema medico e da moltissime comunità scientifiche, è un ormone steroideo prodotto da delle particolare cellule dette di Leydig nella maggior parte. Esso risulta avere livelli molto maggiori negli individui a sesso maschile, anche se risulta essere presenti in piccole quantità negli individui femminili. La differenza della presenza di questo ormone difatti caratterizza alcuni caratteri maschili rispetto a quelli femminili quali la presenza di barba sul volto, una maggiore muscolatura, un timbro e tono di voce più profondo. In moltissimi individui si riscontra l’inconveniente in cui il livello di tale ormone, individuabile nella sua complessità attraverso le consuete analisi del sangue, risulta essere sotto la soglia standard. Tale fatto può portare a delle cause importanti nell’individuo quali una diminuzione della massa corporea, aumento di stati d’ansia e stress, abbassamento della libido e desiderio sessuale, aumento della massa grassa in sfavore di quella muscolosa e magra nelle forme basso-medie.

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2 Generalità su bassi valori testosteronici

Tale disfunzione, molto diffusa nella popolazione su scala globale sopratutto maschile, risulta essere totalmente curabile a seguito di una corretta terapia che può aiutare e contrastare in maniera integrale l’ipogonadismo. Sebbene che diversi individui credano che l’assunzione di farmaci contenenti l’ormone possa a rinvigorire l’organismo, veramente pochi studi accertati hanno dimostrato una non correlazione diretta tra i due fattori.
Per chi è raccomandato seguire una terapia in sostanza? Secondo l’Endocrine Società americana, è da considerasi basso un livello di testosterone inferiore a 300 nanogrammi per decilitro di sangue. In particolar modo, la società specializzata consiglia di seguire una terapia a seguito del verificarsi dei seguenti due fattori:
– Ormone al di sotto dei 300 ng / dL
La terapia, in ogni caso, non è raccomandata in individui:
– affetti da cancro alla mammella o alla prostata
– aventi un nodulo alla prostata
– aventi un PSA (Prostate Specific Antigen, proteina prodotta dalla ghiandola prostatica) maggiore a 3 ng / ml
– aventi apnee ostruttive notturne
– presentanti ematocriti del 49% o superiore
– presentati gravi patologie al tratto urinario inferiore
– aventi un’insufficienza cardiaca di classe III o di classe IV.
Infatti in questi casi, si consiglia primariamente di rimuovere o quanto meno ridurre le patologie stesse in quanto potrebbero essere loro stesse a causare bassi livelli di testosterone. Solo dopo aver attenuato o totalmente rimosso tali patologie, l’individuo può decidere di effettuare maggiori approfondimenti e seguire una determinata terapia se i livelli non dovessero assestarsi.

3 Terapia medicinale in presenza di ipogonadismo

Precisiamo in prima istanza che per ipogonadismo si intende tutto quel range di situazioni in cui il valore di testosterone totale presente nell’organismo dei soggetti risulta essere in quantità inferiori rispetto agli standard previsti per quel determinato individuo.
Fatta questa precisazione, naturalmente vi risultano esistere più di una tipologia di terapia ed in particolare più metodi utili a risolvere tale inconveniente.

3.1 Tipologie di terapia medicinale

La più classica e tradizionale tra le terapie curanti l’ipogonadismo è la tipica iniezione sottocutanea, in grado di garantire, seppur trattandosi di un metodo economico e con una lunga storia sulle spalle, in maniera del tutto affidabile e sicura dei corretti livelli dell’ormone nell’individuo. L’unico svantaggio che questo metodo comporta è l’elevata frequenza (dell’ordine di 2 settimane circa) a cui l’individuo dovrà sottoporsi ad iniezione. Un secondo svantaggio, seppur veramente raro, è il verificarsi del così detto effetto “ottovolante”, ossia del presentarsi di picchi seguiti da livelli di partenza dell’ormone nel sangue.
Una metodologia che efficacemente svia il problema “ottovolante” è la classe delle terapie topiche, utili a mantenere un livello dell’ormone pressoché costante nell’individuo. La più economica terapia di questa particolare classe è il cerotto applicabile direttamente sulla cute. Tale metodologia comporta sicuramente un potenziale inconveniente, con un’incidenza di circa il 42% dei casi trattati, rappresentato dall’irritazione cutanea e rossore della pelle dove esso è applicato.
Una seconda formulazione di tipo topico è l’utilizzo di specifici gel che si vanno solitamente ad applicare sulle spalle o sulla parte superiore delle braccia una volta al giorno, Studi empirici dimostrano che tale sostanza è adeguatamente assorbita in circa l’85% degli applicanti, quindi sostanzialmente un significativo 15% risulta non assorbire in maniera corretta l’essenza, facendo risultare per essi inutile tale tipo di trattamento.
Per gli applicanti di questa formulazione, è necessario sottoporsi ad esami del sangue a scopo di controllo per avere la certezza di un corretto assorbimento del gel stesso. Il controllo solitamente è effettuato dopo 2 settimane di trattamento. L’obiettivo principe è il raggiungimento di una sovra-soglia pari a 500 – 600 ng / dL, che si andrà poi ad attestare nel corso del tempo.

3.2 Rischi dovuti alla terapia medicinale

Indipendentemente dal tipo di terapia seguita, vi sono differenti rischi, più e meno gravi, più e meno diffusi. Potrebbe infatti verificarsi i seguenti inconvenienti a seguito di terapia:
– Aumento delle apnee notturne
– Acne o reazioni cutanee non desiderate
– Crescita non cancerosa della prostata denominata iperplasia prostatica benigna
– Limitazioni della produzione di sperma o riduzione dei testicoli
– Ingrossamento di mammelle
– Incidenza nell’aumento della formazione di trombi in vene profonde, anche conosciuta come trombosi venosa profonda.
Diffuso è il timore di molti medici nel prescrivere il testosterone dato sono convinti dell’aumento del rischio di tumori alla prostata in soggetti sotto trattamento. Alla base di questo timore vi è un’osservazione, di oltre sessanta anni fa a dire il vero. Si notò infatti come un abbassamento del livello dell’ormone in pazienti con cancro prostatico ne migliorasse le condizioni. La costatazione deriva quindi dal fatto che, se una diminuzione migliorava le condizioni, un potenziale aumento poteva peggiorare lo stato del paziente. Nonostante questa teoria, non vi sono studi accertati che dimostrano a suffragio quanto detto.

4 Terapia alternativa: la nuova frontiera

4.1 Introduzione alla terapia naturale

In soccorso a tali possibili effetti non desiderati dovuti alla terapia medicinale ci viene la terapia “naturale”, cioè quella serie di rimedi praticabili assumendo delle sostanze del tutto naturali che si possono trovare in forma pura o all’interno di alimenti. Per questa tipologia di terapia, come vedremo in questo lungo paragrafo 4, vi sono senza dubbio minori rischi ed effetti secondari nel praticarla. Abbiamo scritto volutamente nel titolo di paragrafo “la nuova frontiera” perchè come vedremo in realtà, essa è composta da una serie di accorgimenti che le nuove generazioni tendono spesso ad ignorare, ma che in realtà era ben radicata nelle vecchie.

4.2 Rimedi divisi per elementi

Molto spesso situazioni ipogonadiche risultano verificarsi soltanto perchè all’organismo dei soggetti risultano mancare una o più sostanze fondamentali che servono appunto alla sintesi del testosterone. Vediamo quali:
– Zinco: Una semplice carenza di zinco può portare il soggetto a diventare ipogonadico con conseguenti stati di stanchezza non giustificata e diminuzione della massa muscolare in favore di quella grassa. Tale sostanza risulta inoltre essere fondamentale anche per il sistema immunitario dell’individuo dato che contribuisce in maniera primaria e sostanziale al proscesso di produzione di proteine. Secondo un importante ricerca dell’American Society of Exercise Physiologists (in breve ASEP) una corretta integrazione di zinco dell’ordine di 30 ml al giorno può favorire in maniera del tutto spontanea la produzione di testosterone libero, cioè quello non legato a delle proteine e quindi fisiologicamente utile. Questa carenza risulta molto diffusa a causa della conformità di moltissime diete attuali, le quali risultano essere scarsissime di zinco. Al fine di regolare questa sostanza si può ricorrere a dei comuni integratori naturali di zinco liberamente acquistabili in farmacie o parafarmacie senza prescrizione medica, ma si può benissimo utilizzare una corretta dieta mediante l’assunzione di determinate pietanze anzichè utilizzare gli integratori. Cibi ricchi di zinco sono: ostrica, molluschi, crostacei, fegato e carne magra di manzo.
– Magnesio: Stesso discorso visto per lo zinco: una carenza di magnesio risulta portare molto spesso situazioni ipogonadiche nell’individuo, dato che tale sostanza contribuisce attivamente alla produzione di testosterone. Vi sono numerosissimi studi che dimostrano tale tesi, come quello recentemente condotto dal PubMed statunitense, un centro governativo che tratta tematiche importanti quali ricerche e documentazioni di patologie diffuse. Secondo il PubMed il magnesio infatti, non solo partecipa attivamente alla produzione dell’ormone, ma contribuisce anche a spezzare i legami il testosterone forma con le proteine le quali lo inibiscono e non lo rendono libero di circolare nel sangue. Per tale carenza bastano soltanto 4 settimane di integrazione sotto somministrazione di opportuni integratori, oppure – come per lo zinco – si può ricorrere a dei rimedi alimentari. Cibi ricchi di magnesio risultano essere infatti lo sgombro, il salmone, spinaci, biete di vario genere, frutta a guscio come noci ed anacardi, cacao e cioccolato amaro con un contenuto minimo di cacao dell’80%.
– Grassi saturi: Secondo uno studio del 2015 dell’istituto American Health Foundation capitanato dal medico Peter B. Hill, coloro che seguono una dieta a stile vegano e / o vegetariano risultano avere meno testosterone libero nel sangue rispetto a coloro che seguono una dieta onnivora. Questo perchè – ci spiega lo studio – che tali individui risultano consumare fisiologicamente grandi quantità di grassi polinsaturi e basse quantità di grassi saturi. Questi ultimi – se presenti nel nostro organismo in quantità opportune non eccessive – risultano fondamentali per il mantenimento del livello testosteronico e il livello di energie dell’individuo.
Buoni apporti di grassi saturi positivi possono derivare dall’assunzione di olio di cocco e di carne da pascolo (ovini, bovini).
– Grassi monoinsaturi: Direttamente dietro i grassi saturi, secondo il medesimo studio citato pocanzi, risultano essere importantissimi quelli monoinsaturi. Seppur questi intervengano in maniera meno diretta sulla produzione dell’ormone preso in studio in questo articolo, essi risultano essere di ottimo apporto. Si possono trovare grassi di questo genere nel comune olio d’oliva puramente extravergine ed in tutta la frutta a guscio, specialmente in noci canadesi e brasiliane.
– Grassi polinsaturi: A differenza delle due tipologie viste poche righe fa, un aumento dei grassi polinsaturi non risulta determinare un apporto lineare nella produzione di testosterone, quindi molto spesso vengono ignoranti per far fronte al problema dell’ipogonadismo. In verità però c’è da fare una precisa distinzione. Nelle comuni diete seguite, i grassi polinsaturi assunti possono essenzialmente essere dividi in Omega 6 ed Omega 3 che a rigore teorico dovrebbero avere un rapporto di 1:1 . Tale rapporto ovviamente risulta essere non rispettato nella stragrande maggioranza della popolazione – circa l’80% delle osservazioni dei campioni presi a studio in gruppi di individui – causando pertanto una costante infiammazione silente, cioè non direttamente percepibile dall’individuo. Questa costante situazione risulta essere determinante per la diminuzione produttiva di testosterone dato che il nostro organismo, anzichè produrre questo ormone, va a produrre il cortisolo utile a combattere lo stato infiammatorio. Per ovviare la carenza di omega 3 e per ristabilire il corretto rapporto con gli omega 6, si può benissimo assumere direttamente capsule di Omega 3 liberi, facilmente reperibili in farmacie, parafarmacie e supermercati o in alternativa assumere del pesce ricco di grasso tipo salmone, tonno, sardine o sgombro.
– Colesterolo: Se la presenza di un elevato tasso di colesterolo risulta essere dannoso per il nostro organismo, favorendone disfunzioni cardiache medio-gravi a seconda dei casi, è vero anche il caso contrario. Esso infatti risulta essere una delle componenti facenti parte il testosterone, pertanto in carenza di esso le cellule di Leydig faranno più fatica nella loro attività produttiva.
– Zolfo: Un corretto apporto di questo elemento favorisce – come nel caso di magnesio e zinco – una produzione di testosterone. Questo elemento può essere comunemente trovato nelle così dette gigliacee come aglio e cipolla.

4.3 Altre soluzioni alimentari

– Crucifere: La regolare assunzione di alimenti quali broccoli, broccoletti di Bruxelles, verza e cavolo va a contrastare ed eliminare gli estrogeni presenti nel nostro organismo e quindi a favorire indirettamente una produzione di testosterone.
– Alimenti biologici: Alimenti trattati con pesticidi o altre sostanze simili possono risultare nocivi all’organismo, in particolar modo esse vanno a contrastare la produzione di vari tipi di ormone, sia nell’uomo che nella donna. Considerare pertanto un’alimentazione di tipo biologico, cioè la cui produzione non prevede l’utilizzo di pesticidi, potrebbe essere un rimedio utile e necessario.
– Diminuire gli zuccheri: Gli zuccheri e in particolar modo i carboidrati ad alto contenuto glicemico causano un’elevata produzione di insulina da parte dell’organismo. Essa risulta essere un’acerrima nemica del testosterone in quanto ne sfavorisce la produzione.
– Ridurre il consumo di alcol: Ridurre non significa eliminare. Moderare pertanto il consumo di sostanze alcoliche quali vino o determinati tipi di birra ad media gradazione potrebbe anzi essere considerato salutare per la salute umana, dato che tali assunzioni modiche vanno a contrastare e ridurre lo stress. Attenzione: questo non è assolutamente vero se il consumo risulta essere elevato.
– Vitamina D: Secondo il solito studio del PubMed che abbiamo in precedenza citato, il gruppo della Vitamina D risulta essere positivo non soltanto per la produzione di testosterone, ma anche per la vitalità e senso energetico dell’individuo.
– Riduzione di cibi scatolati: Vi sono decine e decine di studi i quali dimostrano in totale accordo come cibi in scatola risultino presentare alti livelli di mercurio negli alimenti stessi. L’assunzione regolare di mercurio – seppur indiretta – risulta limitare in maniera significativa la produzione ormonale. Per limitare questo inconveniente risulta pratico ridurre il consumo di cibi in scatola metallica quali pomodori, tonno, sardine, sgombro in favore di alimenti dello stesso genere ma di altra natura di confezione.

4.4 Altri accorgimenti che non prevedono l’assunzione di sostanze o alimenti

– Riduzione dello stress: La presenza di stati ansiosi o stressanti risulta essere nociva in maniera particolare per quanto riguarda la produzione ormonale generale dell’individuo dato che essi favoriscono la produzione di cortisolo in sfavore del testosterone. Utili in questo senso potrebbero essere azioni quali la meditazione (niente di trascendentale, basta fermarsi per 5 minuti al giorno e concentrarsi sul proprio respiro che ci accompagna dal momento che siamo nati), brevi esercizi fisici, assunzione di cacao o cioccolato fondente 80%, passeggiate in aperta campagna ed in generale, fare ciò che ci piace.
– Esercizio fisico: Eseguire brevi esercizi semplici che non richiedono per forza complesse attrezzature o l’andare in palestra, diminuisce drasticamente lo stress e migliora il nostro umore. Esercizi semplici di questo tipo porebbero essere le comuni flessioni, addominali o squat. Corsa sul posto o preferibilmente all’aria aperta risulta essere un forte strumento utile alla riduzione dello stress.
– Attività sessuale: Concludiamo la nostra trattazione ed il nostro articolo con questo consiglio. L’attività sessuale, se praticata regolarmente, non soltanto va a diminuire i livelli di stress ed ansia presenti nei soggetti – riducendone quindi il cortisolo presente nell’organismo a favore di una produzione testosteronica – ma essa va per forza di cose anche ad aumentare il livello di produzione e ricircolo degli spermatozoi. Questa produzione è strettamente legata anche ad un altro tipo produzione che è proprio quella inerente al testosterone.

Conclusioni finali

Come abbiamo visto, non vi è soltanto una forma terapeutica a base di medicinali, ma esiste un’altra – sicuramente con maggiore storia alle spalle – del tutto naturale costituita da una serie di accorgimenti che i nostri nonni ed antenati già conoscevano e che le attuali generazioni stanno riscoprendo: una corretta alimentazione e giusto bilancio di attività fisica, sessuale.
Concludiamo l’articolo con una raccomandazione e nota finale: seppur i dati e gli accorgimenti presenti in questo articolo sono stati tratti da studi medici internazionali comunemente riconosciuti dalla comunità sanitaria internazionale, non vogliamo in alcun modo sostituirci al parere di un esperto ed abilitato medico. Per questo motivo si consiglia, anche se solo l’individuo lo sospetti, di avere un parere del proprio medico e di seguire la via terapeutica più idonea da lui consigliata qualora opportuni test mostrassero determinate forme di ipogonadismo.

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